UNA SANA CONFUSIONE

 


Prima di tutto ci tengo a dire che qualsiasi cosa sia successa, è successa nel rispetto di tutte le norme precauzionali del periodo e quindi che si rilassino quelli di vedetta sulla torretta di controllo: abbassate pure il ditino puntato che non serve.

Doverosa la premessa e procediamo.

Io non sono una da cerimonie, non per quanto mi riguarda per lo meno, mi piacciono piccole cose, ristrette ma fatte bene e per fatte bene in genere intendo “con chi dico io” che poi alla fine è l’unica cosa che conta sul serio.

Stavolta però la cosa non riguardava me direttamente, la festa era la sua e così abbiamo provato ad immaginare come lui l’avrebbe voluta e ci siamo fidati dell’istinto. Bingo.

Fino a poche ore prima l’incognita meteo ha lasciato i nonni con il fiato sospeso sulla loro possibile partecipazione alla cerimonia. Il principale lassù deve aver sentito l’Ipernonna minacciare di dare fuoco al paese se non avesse potuto vedere il suo adorato nipote ricevere i sacramenti, e ha optato per un accettabile sereno/variabile e così il parchetto, scenario di tante feste paesane, è diventato un altare a cielo aperto e tutti hanno potuto assistere.

La cerimonia è stato un CANTICO, ve l’ho detto, uno di quei momenti che possono considerarsi “fondamentali”, un’emozione che lascerà la cicatrice, un ricordo che non sbiadirà con il tempo.

E poi c’è stata la festa, come piace a noi: una famiglia di caciaroni goderecci, di quelle che si fanno i selfi ubriachi e con le smorfie, che ridono fino alle lacrime e che corrono a perdifiato con altissime probabilità di finire in piscina vestiti di tutto punto.

Ho tanti motivi per dire grazie a tutti, al Principe che mi ha lasciato carta bianca nell’organizzare ma che ha appoggiato ogni mia scelta, ad un padrino speciale che ora sarà “costretto” a sposarsi, all’Ipernonna che si è beccata due cerimonie nella stessa giornata per un totale di quattro ore di messa (e per questo sarà presto Beata), a Nicole che mi ha sopportato in tutto questo periodo, alle mie sorelle “Occhi di gatto” che non so come ci sono riuscite, ma hanno reso Leo, il bambino più felice del mondo, agli amici venuti appositamente per noi, al nonno pieno di orgoglio per questo nipote che tanto gli somiglia.

Mancava qualcuno si, e tra tutte le sedie piene alla fine lo sguardo si posa sempre su quelle vuote, ma a fine della festa, il cielo ha iniziato a piangere, piano, silenziosamente. Ha aspettato che tutto finisse per farlo, per non disturbare, in disparte … ed è proprio lì che mi ricordo di aver pensato “Ecco ora si che siamo tutti”.

 

 

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