PARADISOLA

 


Ed è arrivato il momento dei saluti, della valigia da ritirar fuori e dei ricordi da mettere via, insieme al cappellino di paglia comprato sulla spiaggia il giorno che sono arrivata ed ogni anno è sempre più difficile.

Ogni estate le mie radici attecchiscono un po’ di più e il mio tornare a casa assomiglia sempre di più ad un partire.

Ho fatto il pieno di fotografie, di immagini, di ricordi e profumi, mi serviranno da qui a quando tornerò, mi dovranno bastare per lo meno.

Lo so che molti non capiscono come sia possibile, dopo tutti questi anni, non aver voglia di andare altrove. Io stessa, da giramondo, non so come spiegarlo, ma so per certo che ogni anno io “devo” tornare qui, perché’ so che non ci sarà mai più un posto simile a questo, capace di farmi sentire così, così come mi sento ora.

Forse sta tutto nel fatto che ho già visto e conosciuto tanto e che quindi ora non ho più bisogno di “vedere cose” ma solo di “vivere sensazioni”. Oppure che oltre alla bellezza dell’isola, quelli che si fanno ogni anno più forti, sono i rapporti con le persone, gli amici che diventano sempre più famiglia.

 Partire è sempre più difficile mentre sempre più facile è farlo piangendo.

Salutare la mia isola è poi una questione privata, non riesco a condividerla con nessuno, devo farlo da me, piano ed in solitudine. Cullarmi nel dondolio del mare, fissarmi nella schiuma delle onde, perdermi nella linea blu dell’orizzonte, mentre il sole tramonta e si sente il fruscio della brezza serale tra i rami della macchia. Quando i profumi diventano intensi e spuntano quante più stelle potessi immaginare.

È la mia isola, che mi ha catturato a sé e a cui non potrò mai dire addio. Lei mi aspetterà perché sa che io tornerò.

 

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