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IL KARATE

Leo frequenta dallo scorso anno una scuola di karate. Niente calcio per lui, ci ha provato in realtà perché il novanta per cento dei suoi amici lo pratica e perché alla fine è un maschio e la voglia di gonfiare una rete è tipica del suo genere, però non è per lui, non ci si sente, non gli appartiene ed ora pratica karate.

Di questo sport io non sapevo nulla, la parola karate per me significava: Ralph Macchio, Miaghi e Giappone. Punto. Finiva li. Oggi ne so poco di più ma quel poco mi basta per dire che il karate è quanto di meglio potesse capitare a Leo, in termini sportivi.

IL KARATE E PIÙ DI UNO SPORT
E' un arte marziale giapponese, ma più che uno sport, è una disciplina che non punta, come può sembrare a prima vista, al combattimento bensì è un insegnamento a combattere per non dover combattere. Nel karate si lavora molto sulla consapevolezza di se stessi, sulla propria forza e sul proprio equilibrio che sono le principali armi che si hanno contro il "nemico". L'unica arma materiale che si usa sono le mani e lo spirito viene prima della tecnica.

IL KARATE E' UNO SPORT DI SQUADRA
Il karate può sembrare un sport individuale ma non lo è. Anch'io lo pensavo ma mi sono dovuta ricredere. In questa disciplina il concetto di squadra è fortissimo, e la base perché esista la squadra e il gruppo, è il rispetto dell'altro. 
Leo frequenta una classe di età mista e il rispetto e la considerazione dei ragazzi più grandi nei confronti dei più piccoli è massimo e i più piccoli nei confronti dei grandi provano una forte ammirazione. Tutti si sostengono a vicenda e mai nessuno viene escluso o lasciato solo. Non esiste sopraffazione. Mai.

IL KARATE INIZIA E FINISCE CON IL SALUTO
Rei e Oss sono le parole che si pronunciano all'inizio e alla fine di ogni lezione, accompagnate da un inchino in segno di riconoscenza e rispetto verso il maestro, i compagni o l'avversario. E' la prima forma di rispetto che, a guardarci intorno, sempre più manca.

IL KARATE NON E' MAI UN MEZZO DI OFFESA
Il karate è sempre e solo difesa di se stessi e degli altri, mai attacco. Gran parte dell'allenamento è dedicato ad imparare e acquisire l'autocontrollo e agli allievi di karate è sempre richiesto un comportamento impeccabile. Non si mettono in atto le tecniche imparate a lezione se si litiga con un amico, è pericoloso e inaccettabile, chi lo fa viene sospeso dalla scuola. Il karate è sempre dalla parte della giustizia.

IL KARATE SI PRATICA TUTTA LA VITA
Questa disciplina è un percorso che non ha mai fine. Non si è mai arrivati, giunti, anzi è proprio quando si crede di esserlo, agli altri gradi ,che è ora di ricominciare da capo magari insegnando quello che si sa ai più piccoli. Non è un caso che molti praticanti di karate diventino prima o poi degli insegnanti e a sentirli parlare, è proprio lì la più grande delle vittorie. 

Ecco....una di queste insegnati ce l'abbiamo noi. 


Commenti

  1. Io mio fa judo e questo post avrei potuto scriverlo io!! Qualche anno fa lo portammo a tentare il calcio, ma non ha fatto presa su di lui!! Per fortuna per noi.. che non lo amiamo per niente!! Invece il judo è stato un incontro stupendo... è tutta la filosofia che c’è attorno a questa arte marziale, come ilkarate suppongo.. me lo fa amare ancora di più! Speriamo che la sua passione continui.. per ora è lo sport giusto!!!

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  2. Non so se cominciare con "pazzesco" o "te pareva?"
    Le prime tre righe che hai scritto sembrano la fotocopia di Leonardo, tale e quale. Niente calcio (non è adatto) ma anche lui ha provato sia judo che karate. Un anno di judo, poi due di karate.
    E' vero quello che dici, non è uno sport, ma una disciplina. E Leo ci andava volentieri, anche se per lui la competizione non esiste, quindi nelle gare non si applicava. Ma ha smesso per un motivo: nel suo corso c'erano compagni che lo bullizzavano a scuola (a quei tempi) e non ha poi più voluto andare.
    Ma qualcosa gli è rimasto: la protezione e l'aiuto ai più piccoli (tutti meno sua sorella), il senso di squadra, la disciplina stessa. Farà benissimo anche al tuo Leo. A me è spiaciuto che non volesse più andarci, ma lo capivo...

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  3. Che combinazione! Anche il mio Leo pratica Karate dallo scorso anno e ne siamo entusiasti. Condivido tantissimo ciò che hai detto, la trovo una disciplina affascinante e (ad essere spudoratamente sincera) sono felice che non sia portato per il calcio!! E poi sono troppo carini quando usano i termini giapponesi, no??

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  4. Lo scorso anno, a scuola di Polpetta, è stato fatto un percorso di presentazione di vair sport ed il mio bambino è rimasto affascinato dal Karate. Avrebbe voluto provare, ma a settembre ha preferito il nuoto perché vuole imparare a nuotare in modo sicuro. Ma so che un giorno vorrà tornare a provare karate e lo sosterrò!

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  5. Noi abbiamo portato il ricciolino a settembre a provare karate ed aikido. Il primo non lo ha ispirato, il secondo sì ma, purtroppo, per miei problemi organizzativi, non sono risucita a farlo frequentare...sarebbe stato due volte a settimana e io sono già sempre di corsa con i gemelli...peccato davvero. secondo me gli avrebbe fatto bene, per tutti i motivi che indichi!

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  6. Mio fratello è stato campione italiano di karate. Miciomao l'ha fatto a scuola, ma non è che gli è piaciuto molto perchè gli facevano fare tanti esercizi di riscaldamento e poco "combattimento".

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GLI INVISIBILI

  Ora ve lo dico quello che penso perché dopo l’ultimo decreto, intensificare le lezioni di yoga non mi aiuta più e mi sono stancata di sentire che “eh ma che vuoi farci un’emergenza così non era mai capitata” ...a parte che la storia vi smentisce e per i mezzi dell’epoca alla fine forse se la sono cavata meglio di noi ...e non venitemi a dire che una volta non ci si spostava come oggi e che il rischio di contagio era minore...con il cacchio che lo era, considerando le condizioni igieniche e che in una casa ci vivevano anche in 20! Comunque il nuovo decreto tra le varie cose, su cui voglio sorvolare, perché alla fine sono disposta a credere nella bontà delle intenzioni, c’è la disposizione che i bambini già dalle elementari devono indossare la mascherina anche quando sono seduti al banco e per tutte le ore di lezione.

LA RIPARTENZA

Abbiamo ripreso più o meno la vita di sempre.  I ritmi lavorativi, ritornati nella norma , hanno spazzato via anche le ultime riserve di riposo che la quarantena ci aveva regalato. La didattica a distanza ha fatto il resto e sto facendo il conto alla rovescia insieme ai miei figli. Siamo tornati al ristorante già un paio di volte e mangiare la pizza appena sfornata non ha niente a che vedere con la consegna a domicilio. I pargoli di casa hanno ripreso gli sport e ora ci stiamo organizzando per il corso di nuoto estivo. Siamo tornati al super , a comprare vestiti e scarpe, al percorso verde della città, al mercato ....e desidero fortemente un breve fuga al mare nell’immediato.

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In teoria sarebbe da prendere e da buttare : tutto, anche i primi due mesi dell’anno, perché sono stato il preludio alla tempesta con in più il rammarico di aver creduto a chi, ai tempi, ci diceva “non è niente, è solo un’influenza”. Insomma questo 2020 dall’inizio alla fine non ci ha lasciato speranze e non ha avuto chance ...credo che mai come quest’anno, la gente abbia aspettato la mezzanotte per salutarlo e, mi verrebbe da aggiungere, in malo modo. Però l’altra sera, mentre tornavamo a casa in macchina, ho fatto un sondaggio casalingo  “Cosa lasciate e cosa tenete di questo 2020?”  Non hanno avuto dubbi... le vacanze : quelle sulla neve di febbraio e le altre al caldo sole di agosto. I compleanni, il calcinculo sotto casa che ci ha tenuto compagnia per tutta l’estate, l’inizio del lock down, quando non andare a scuola sembrava solo una festa, la ripresa di settembre , l’emozione di rivedersi , e poi queste feste , rinchiusi in casa ma felici e con la pancia piena. Ed io?

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Hanno visto restringersi il mondo dalla sera alla mattina, in una manciata d’ore tutto è cambiato senza che se ne rendessero conto, con una percezione di quello che c’era fuori “giustamente” filtrata dalle parole di mamma e papà. Da sempre considerati “piccoli” e quindi bisognosi di una guida, in questa situazione sono stati considerati addirittura “invisibili” , ignorati in tutto e per tutto dalla moltitudine di disposizioni, che nel frattempo però si stavano occupando di giri del palazzo, delle necessità dei cani e persino del dilemma “cancelleria sì o cancelleria no”. È vero era un’emergenza, ma lo era per tutti, anche per loro, per cui nessuna polemica, ma nemmeno nessuna scusante per il vuoto cosmico che li ha travolti.

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Sarà che quando una cosa nasce storta, ci credo poco che si raddrizzi, sarà che mio fido molto della prima impressione e pure che l’esperienza, nel bene o nel male, difficilmente mi porta così lontano dalla realtà…sta di fatto che questo 2019 mi è stato antipatico fin da subito e che oggi dopo 12 mesi, sono veramente contenta che finisca…ovviamente con la speranza che il 2020 non sappia fare di peggio.