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ULTIMO GIORNO DI SCUOLA

Siamo in vacanza, o meglio, loro sono in vacanza. 
Noi siamo più incasinati di prima ma di questo non mi voglio lamentare e se è vero, come Pieraccioni insegna, che i giorni fondamentali nella vita di un uomo sono 5 o 6 (mentre il resto fa volume), il loro ultimo giorno di scuola, per me, è stato proprio uno di questi. 
Uno scossone emotivo che non mi capitava da un po’, che mi ero addirittura risparmiata alla recita di fine anno e che è arrivato proprio quando incominciavo a pensare di aver imparato a gestire le emozioni, che non è sempre una cattiva cosa. 
Era il 30 giugno ed io, ho iniziato a piangere di mattina sola in macchina e, a intermittenza, sono andata avanti fino a notte fonda quando ho avuto la brillante idea di sfogliare il quaderno dei lavoretti. 
Non so cosa sia stato, di certo i saluti delle maestre e gli abbracci con i pochi compagni che hanno resistito fino all’ultimo, un po’ di emozione l’hanno portata ma insomma, alla fine questa sarà la location del prossimo anno scolastico di Cicina, viviamo tutti nel giro di pochi km quadrati, il prossimo anno la classe prima elementare sarà una replica pitta pitta di quest’ultimo anno di asilo, insomma no, non è stata la malinconia del “non rivedersi più” perché qui ci si rincontra quasi tutti i giorni, è stata una cosa tutta mia, una di quelle cose “da mamma” che molti nemmeno capiscono e che a raccontarla la trovano pure esagerata, io stessa lo penserei. 
E’ un po’ come vedere il risultato di un grosso lavoro durato tre anni, sapere di aver messo in un vaso un semino e ora trovarsi davanti una bella pianticella che cresce a vista d’occhio e lo fa da sola, senza tanti supporti perché la cosa più importante l’ha imparata e ora sa badare a se stessa. 
Leo in questi tre anni si è completamente trasformato, le sfumature del suo carattere che prima vedevo solo io, ora sono le sue note di punta, e mi accorgo che è sempre più necessario fare un passo indietro per lasciargli lo spazio che gli serve, camminargli a fianco a volte è ingombrante, lo so, lo capisco e forse il nodo in gola sta tutto lì, in quel capire che vederli crescere significa vederli allontanare e a questo una mamma non è mai pronta. 

Commenti

  1. E' un momento di passaggio, per questo smuove così tanta emotività. Siamo civilizzati, ma abbiamo i nostri riti come i nostri ancestrali progenitori. Ed è anche bello e giusto.
    In bocca al lupo dunque per la nuova prossima avventura.

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    1. Ora ci si gode l'estate! Poi a settembre faremo progetti che neanche a capodanno!!

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  2. mai pronta, hai ragione, anche se è il nostro compito prepararli per il cammino verso la vita.

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  3. Ho avuto la stessa reazione con la fine del nido...ho retto alla recita, sono crollata mentre lo portavo in classe per l'ultima volta, crescono, si fanno spazio nel mondo ed è bello stare a guardare, ma poi siamo sempre le mamme. ..

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  4. Anche qui lacrime copiose, nonostante a settembre mi ritroverò comunque allo stesso cancello con il piccolo per altri due anni e rivedrò le stesse facce anche alle elementari con la grande, visto che anche noi abitiamo in un quartiere che è tutto casa e scuola e parco e due botteghe. Però il momento è topico, di quelli in cui il confine tra infanzia e crescita, tra bimbi e individui, tra prima e dopo si fa sempre più netto. Come se non stessi già piangendo abbastanza poi è arrivata la sua maestra che abbracciandomi mi dice all'orecchio "siete splendidi". Come si fa a non piangere come fontane? Buona estate cara, e buoni nuovi inizi!

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  5. E aspetta di vedere il primo giorno di scuola elementare! Io ho pianto come una fontana e ci sono voluti giorni prima che mi riprendessi! Ti capisco! baci

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  6. Ci siamo passate tutte, sono quei momenti dove ti rendi conto che si chiude un capitolo, nonostante sappiamo benissimo che se ne aprirà un altro ancora più bello e pieno di sorprese...
    Io le lacrime agli occhi non sono riuscita a tenerle per me, ma mi sono scese copiose proprio davanti alle maestre mentre le salutavo l'ultimo giorno... Nel mio caso, dopo due cicli per entrambi i miei figli, non le avrei ritrovate a settembre e per di più ci trasferivamo in altro paese!
    Prepara i fazzoletti ancora prima del primo giorno di scuola, quando comprerai il primo grembiulino "da grandi" e tutto l'occorrente (zaino, astuccio, quaderni)!

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  7. Come ti capisco...ma mi fa piacere sapere (come spesso accade!) che non sono sola. Pensa che ho pianto non tanto e non solo durante la festa di fine anno, di cui ho anche parlato, ma anche da sola a casa dopo esserlo andata a prendere per l'ultimo giorno di nido e averlo messo a nanna per il riposino pomeridiano. Ho afogliato anche io il suo quaderno dei lavoretti e delle foto che ci hanno fatto le maestre e lì ho avuto più o meno le tue stesse riflessioni. Noi, tra l'altro, credo che non vedremo più quei bimbi e anche se i rapporti sono stati molto meno forti di quelli che si creano alla materna o alle elementari, so che quei visetti che vedevo ogni giorno all'arrivo a scuola o alle feste mi mancheranno. Ho cercato di imprimere ogni secondo nella memoria (non solo mia, ma anche della mia macchinetta fotografica e del pc) e spero di conservarli sempre. So che arriveranno ancora tante emozioni forti, ma anche uscire da quel cancello pensando a quando le maestre mi hanno aiutato a farlo bere per la prima volta dal bicchiere, mangiare da solo con la forchettina, togliere il pannolino, educarlo...mi ha lasciato un segno.
    Comunque anche secondo me "prepara i fazzoletti" per il primo giorno di scuola (quella "vera") perché sarà un altro grande passo, io ancora ricordo cosa provavo guardando i miei emozionati farmi la foto con lo zaino e ora posso immaginare la loro emozione...e la tua!

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